Ciao Cristiano, raccontaci un po’ il tuo percorso professionale: come si diventa Bar Manager di realtà importanti e cosa ti ha portato al Lefay Resort?

Per diventare un bar manager ci sono diverse strade, ma sicuramente ora come ora stanno nascendo molti corsi e master che possono essere di grande aiuto. Personalmente, io ho scelto la scuola più valida, quella sul campo: la gavetta. Era il 1994 quando per la prima volta ho messo piede dietro il bancone di un bar e fu colpo di fulmine. Da allora ho frequentato posti fantastici e conosciuto gente incredibile. Ho fatto diverse stagioni in giro per l’Italia, ho aperto e gestito a Jesolo per sei anni uno dei più bei locali di tutto il nord Italia. Ho trascorso circa sei anni lavorando all’estero per brevi periodi a Città del Capo, Panama e Ibiza, per periodi più lunghi a Miami e New York City, accumulando esperienza e conoscenza, aumentando il mio bagaglio professionale e allargando i miei orizzonti. Fino ad arrivare ad oggi, dove ho l’opportunità di lavorare in una struttura importante come il Lefay Resort.

 

Quali sono, secondo te, le qualità che deve possedere un perfetto Bar Manager?

Credo che le qualità per essere un buon Bar Manager (non saprei cosa serve per essere perfetto!) siano indubbiamente la professionalità, la serietà, la predisposizione ad essere un bravo team worker,  ma soprattutto occorre avere una serie di qualità personali, tra cui la capacità di creare empatia con gli ospiti, la costante sete di sapere e lo spirito di mettersi sempre in gioco. Da buon autodidatta ho avuto modo di vivere esperienze diverse ed emozionanti, viaggiando molto, scoprendo luoghi nuovi, visitando hotel, ristoranti, bar di ogni genere, rubando il mestiere ai maestri e investendo tanto tempo e tanta passione. Senza di essa si non si va da nessuna parte.

 

Quali sono i cocktail a cui sei più affezionato o che più ti diverti a preparare?

I cocktails che preferisco miscelare per i clienti sono quelli “tailor-made”, cioè “su misura”, in cui cerco di percepire e intuire le esigenze, i desideri e l’umore che gli ospiti possono avere in quel momento. I cocktails che amo di più sono quelli semplici ma allo stesso tempo complessi negli aromi, adoro le spezie e i sapori forti. Quelli a cui sono maggiormente affezionato sono quelli legati alla pre-prohibition era (influenzato dagli speakeasy di mia solita frequentazione a New York City), come il Georgia Mint julep cup, il Florodora, il Sazerac e il Morning glory fizz. Altri, come l’inossidabile Mai Tai, lo Zoombie, il Cobra’s fang e il Navy grog sono tra i miei preferiti del genere “Tiky style” (cocktails esotici di gran voga negli Stati Uniti dagli anni ‘40 in poi).

 

Quanto ami sperimentare?

Sperimentare è la mia linfa giornaliera. Ogni nuovo profumo, nuova spezia o erba che sia, ogni nuovo prodotto liquido o solido è uno stimolo nell’elaborare un nuovo intruglio. Evviva la creatività! Inoltre, la ricerca e lo studio di nuovi prodotti a braccetto con la giusta valorizzazione della stagionalità dei nostri prodotti locali e organici è sempre una sfida molto piacevole, oltre che educativa.

 

Nella preparazione di un cocktail, che importanza riveste il lato estetico della sua presentazione?

L’estetica del drink, come d’altronde accade nella vita quotidiana, ha indubbiamente un peso importante: facilita le vendite oltre che catturare l’attenzione del consumatore. La presentazione di una bevanda (o “polibibita”, come la chiamavano i futuristi) è il miglior biglietto da visita, dove emerge in modo evidente la professionalità dell’esecutore nella cura dei dettagli, degli abbinamenti e dei colori.

 

Secondo te, quanto la scelta di un cocktail svela la personalità del suo consumatore?

Forse non svela del tutto la personalità del consumatore, ma di certo ci dà dei suggerimenti importanti. Se ha gusto raffinato, se è un viaggiatore, se è un amante della vita o più semplicemente se è uno che in quell’istante ha voglia di distrarsi e rilassarsi con un buon drink.

 

Consigliaci un cocktail originale e facile da preparare anche a casa!

Consiglio per chi vuol prepararsi un drink facile e molto beverino, la Caipiroska alla fragola con un twist. Utilizzando il metodo di preparazione della ricetta classica con l’aggiunta di poche gocce di aceto balsamico (suggerisco quello di Modena invecchiato almeno 12 mesi), alcune fettine di zenzero tagliate fini e pestate insieme al lime e una bella foglia di basilico dell’orto “allo schiaffo” come decorazione. Concluderei con un invito a tutti quanti: non bevete tanto, bevete meglio!