Ciao Monica! Iniziamo subito con la prima domanda: raccontaci un po’ qual è stato il tuo percorso formativo e professionale di terapista, ma soprattutto come sei approdata al Lefay.

Dunque, dopo il diploma di maturità al liceo psico-socio pedagogico e dopo aver deciso di accantonare l’idea di proseguire gli studi per poter insegnare, valutai di approfondire la passione che nutrivo per la medicina alternativa. Decisi così di iscrivermi alla Libera Università Italiana di Naturopatia Applicata, dove riuscii ad apprendere molte conoscenze di base di anatomia, fisiologia, patologia, medicina cinese, fitoterapia, floriterapia, iridologia e quant’altro. Nel corso dei tre anni di studio decisi poi di approfondire un’altra passione che avevo: quella per il massaggio. Alla fine intrapresi quella direzione, abbandonando un pochino quella che poteva essere l’idea di diventare una naturopata a livello di consulenza e sposando invece quella dell’utilizzo di tecniche manuali. Frequentai quindi corsi di specializzazione e di massaggio di vario genere ed iniziai a massaggiare amici e parenti. Inizia poi a lavorare nel centro benessere di una palestra per poi approdare qui al Lefay dove si è svolto la maggior parte del mio percorso professionale.

Quali sono gli aspetti del tuo lavoro che ami di più?

Amo far sentire bene gli altri, amo il sentirmi gratificata nel vedere il corpo e la mente delle persone abbandonarsi sotto le mie mani, il prendermi cura di loro, coccolarle, trasmettere grandi sensazioni e solo con l’uso di due mani. L’essere dei perfetti sconosciuti e il poter entrare nell’arco di tempo di un massaggio in un mondo così lontano da me, una vita così estranea alla mia, ma in quel momento così vicina. Amo avere “in mano” in quel momento ogni loro pensiero, ogni loro tensione, ogni loro gioia, e poterle rielaborare.

Raccontaci invece qual è stato il tuo primo approccio con il Lefay SPA Method e cosa ti ha colpito in modo particolare.

Il primo approccio al metodo risala a quasi quattro anni fa, quando mi furono insegnati i massaggi di base Lefay SPA Method che ho fin da subito trovato speciali ed innovativi. L’apice dell’entusiasmo lo raggiunsi però quando, nel Dicembre del 2009, frequentai il Corso di Medicina Classica Cinese con il Professor Maurizio Corradin. Inizialmente trovai il tutto molto complesso, ma allo stesso tempo mi si aprì davanti un mondo che desideravo conoscere sempre di più. Rimasi immediatamente colpita dalla genialità del Dottor Corradin, dalle sue conoscenze, rielaborazioni e dalla capacità che aveva questo luogo (il Lefay Resort) di metterle in pratica.

Monica, tu al Lefay ti occupi anche di formazione. Qual è l’approccio che utilizzi con i tuoi “allievi” per trasmettere loro la tua stessa passione?

Per trasmettere loro la mia passione cerco di far capire loro quanto sia importante conoscere il potere che hanno le nostre mani, il potere dell’intenzione e dell’empatia. Chi sceglie questo lavoro non credo possa essere una persona fredda e distaccata, ma anzi deve avere la capacità di trasmettere l’”amore” del cuore. Nell’insegnare ai miei allievi un massaggio nuovo seguo sempre tre passaggi: lo devono “vedere”, “sentire” (ossia provare loro stessi) e lo devono “fare”. Per poter trasmettere l’emozione di un massaggio è necessario innanzitutto provare questa emozione, perché ritengo si possa esprimere e trasmettere solo ciò che si conosce. Cerco di far capire loro quanto sia meraviglioso il potere che abbiamo: possiamo far raggiungere alle persone uno stato di rilassamento tale da farle addormentare, le possiamo emozionare, talvolta anche piangere, eliminando tutte le loro tensioni, possiamo attenuare i mal di testa, oppure, ahimè, se qualcosa va storto, anche crearne o farle innervosire. Per questo è fondamentale che il terapista abbia un ottimo equilibrio e sia in grado di dosare la propria energia e canalizzare le proprie tensioni. Massaggiamo tessuti, pelle, muscoli, ma in realtà lavoriamo molto più in profondità andando a toccare l’anima.

Allora quali sono secondo te le qualità che deve possedere un bravo terapista e quanto conta essere dotati di una particolare manualità? Si può considerare una sorte di “dote naturale”? E il rapporto con l’ospite?

In primis la passione per questo lavoro, come vale per qualsiasi altra mansione. La passione è un’energia che si trasmette sempre in ciò che si fa, figuriamoci quando c’è il contatto! Sicuramente conta molto anche essere dotati, ma più che di una manualità, che si può sempre imparare, è necessario essere dotati di una certa caratterista dello strumento che si utilizza, cioè le mani, e la dote naturale di saper esprimere ciò che si ha dentro tramite queste ultime. Sono le nostre mani a caratterizzare il massaggio stesso: una mano morbida e tonda creerà massaggi più avvolgenti, una mano forte sarà ottima per massaggi un po’ più tecnici, una mano non eccessivamente calda e magra sarà ottima per massaggi estetici come il linfodrenaggio per esempio, una mano grande creerà sensazioni più estese, ad una mano piccola sarà invece più semplice massaggiare il viso. Tra l’altro, secondo la Medicina Classica Cinese, la mano riveste un ruolo fondamentale nel poter riconoscere la costituzione di un individuo e quindi conoscere la sua stessa personalità e ciò che tenderà a trasmettere all’Ospite.

Anche a te chiediamo di concludere l’intervista con un episodio che ricordi con piacere o un aneddoto divertente che hai vissuto durante la tua esperienza lavorativa al Resort.

Un paio di anni fa è stato qui da noi un ospite piuttosto conosciuto, al quale ho avuto il piacere di fare un trattamento di coppia con la sua compagna in una delle nostre Private SPA. Il trattamento era un Indocèane, un rituale molto gradevole che all’inizio prevede uno Scrub Sucrè Salè, cioè un peeling con sale zucchero olio e essenza di limone, molto gradevole all’olfatto, ma non avrei mai pensato lo fosse anche per il palato! Dopo un’esfoliazione di circa 30/40 minuti li abbiamo lasciati qualche minuto in relax e, al nostro rientro, l’Ospite si stava letteralmente leccando le braccia e mangiando lo scrub dicendomi “ è davvero buono”. Inutile dire che rimasi basita.