Ci sono luoghi che raccontano storie, e ogni storia lascia una traccia, anche soltanto nel nome, come Lefay (la fata in celtico).  Basta seguirle per scoprire miti, leggende, fantasie germogliate quando la natura era ancora magica, misteriosa e piena di segreti. Quando elfi e fate abitavano boschi e fiumi, un piccolo popolo che seguiva il ritmo delle stagioni. Nella nostra storia c’è la Fata del Lago che si dondola pigramente sull’acqua azzurra del Garda e guarda in alto verso la montagna. C’è un principe, lassù, e vuole conoscerlo. Vola attraverso i boschi, stordita dal profumo dell’alloro, dal giallo abbagliante dei limoni, dal rosso degli oleandri e della valeriana. Raccoglie fiori di cappero per metterseli tra i capelli, scivola nel verde argentato delle foglie d’ulivo. Alla fine incontra il principe della Montagna. Gli opposti si attraggono, si sa. Lui è affascinato dalla bellezza acquatica della Fata, dalla sua liquida eleganza. Lei dal suo meraviglioso regno di colori e profumi. Danzano insieme sotto la luna in una notte di agosto: una pioggia di stelle illumina il loro amore.

E poi il tempo delle fate finisce, diventa un racconto per bambini, un film fantasy. Il mondo si fa razionale e decifrabile, ma in quel posto fiabesco, resta il segno di un’intensità speciale, incancellabile. Al Lefay, costruito dove la leggenda è nata, si è perduta, ed è stata ritrovata; costruito con l’idea di intervenire il meno possibile e di aprire nuovi occhi sulla bellezza, succede di non riuscire a trovare una parola che spieghi il cocktail complicato di sensazioni. Energia certo, ma non solo. Connessione intima con la natura, e certezza di farne parte: qualcosa più dell’ecosostenibilià che pure si legge in ogni sentiero e in ogni aspetto dell’architettura. Armonia degli elementi. Risveglio dei sensi. Ma forse la parola giusta è magia.

La leggenda della Fata del Lago e del Principe della Montagna è il simbolo dell’amore che vorremmo, ma è anche un appuntamento con la nostra identità più profonda, ed è un sogno realizzato: esprimere lo spirito di un territorio, con i suoi profumi, i suoi colori, il suo fascino, mettere assieme il gusto e l’anima, la luce e l’ombra. La sapienza antica, la dolcezza del vivere, la felicità dei sensi che riaffiora quando ci lasciamo dietro il dovere e la necessità.

Ci sono luoghi che raccontano storie. Alcune le troviamo, altre trovano noi e ci aprono una porta immaginaria verso un mondo che credevamo perduto, e invece è lì ad aspettarci.

Roselina Salemi